Instructional Designer, chi è e cosa fa?

Instructional Designer, chi è e cosa fa?

Una giungla di sigle e di acronimi accompagnano il mondo della formazione; se ti stai chiedendo come si diventa instructional designer il primo passo utile è fare chiarezza sui termini chiave e le definizioni che ruotano attorno a questa professione.

L’instructional Designer, o ID, chi è?

L’instructional designer è quella figura che ha il compito di sbriciolare un argomento, tecnico o teorico, in componenti digeribili per il proprio pubblico. Queste briciole verranno poi messe in sequenza logica e fruibile tramite un percorso che può prevedere metodi e modalità di erogazione diverse, come: dimostrazioni in aula, simulazioni al computer, teamwork ecc ecc.

L’instructional Designer deve impostare degli obbiettivi di apprendimento chiari e misurabili tramite traguardi verificabili. Spesso si pensa all’instructional designer come ad un professionista che opera solo nel mondo virtuale, dell’e learning per intenderci, tramite piattaforme note con il nome di LMS, ma, in realtà, l’instructional designer entra in azione anche in contesti non virtuali e per le tipologie di argomenti più disparate. Inoltre, molti utenti confondono l’instructional designer con la figura del grafico; le due professioni possono coincidere per alcuni aspetti, ma sono nettamente diverse. La veste grafica dei materiali é solo una piccola componente del lavoro di instructional designer.

Instructional designer in azione. Il modello ADDIE.

Cosa fa un instructional designer in concreto quindi? Prendiamo in esame il caso di una ditta che ha necessità di formare i dipendenti del reparto comunicazione per essere più agili sui social media in termini di competenze grafiche (postare cioè contenuti grafici accattivanti, editarli rapidamente, ridimensionarli ecc ecc).

Fasi del modello ADDIE

Per prima cosa l’ID deve analizzare i bisogni formativi del pubblico di riferimento. Quali sono le competenze che queste persone devono avere a seguito di un intervento formativo? Analizzare significa anche indagare lo stato di partenza delle conoscenze dei partecipanti onde evitare di spiegare cose che l’utenza conosce già o dare per scontati concetti base.

Invierò quindi dei sondaggi ai partecipanti per capire il loro livello di alfabetizzazione grafica, parlerò con un referente o un responsabile delle risorse umane; osserverò direttamente sul campo, se posso, i dipendenti per capire il più possibile cosa sono in grado di fare e cosa non conoscono.

Terminata la fase di Analisi, la famosa A del modello (ADDIE), si passa alla fase di Design: si stabiliscono chiarimenti gli obiettivi del corso e tutto quello che servirà per raggiungerli, inclusi i materiali (slides, moduli e-learning, dimostrazioni pratiche) fino ad arrivare ai quiz finali.

In questa fase l’instructional designer spesso collabora con un SME (Subject matter expert), ovvero un esperto della materia che deve essere insegnata. Nel nostro esempio l’ID collaborerà con una figura esperta di grafica.

A volte la figura dell’ID coincide con quella del SME, questo comporta notevoli vantaggi sul fronte della speditezza del processo.

In questa fase (di Design) l’ID deve concentrarsi sugli obiettivi dell’apprendimento evitando di scivolare nelle singole cose che l’utente dovrà effettivamente saper fare.

Continuando con il nostro esempio; come ID dovrò stendere un chiaro learning objective, ovvero, dopo aver visto i dipendenti in azione e aver capito dove si posizionano (analisi) metterò nero su bianco dove devo condurli. Scriverò pertanto il mio learning objective in questo modo:

“L’obiettivo della formazione sarà quella di rendere autonomi i dipendenti in tutte le fasi di lavorazione del materiale grafico, dall’arrivo dei materiali fino alla loro pubblicazione sui social media”.

L’obiettivo non è vago, ma al tempo stesso non scende nei dettagli; non fate l’errore di saltare questa fase e scrivere direttamente learning objectives di questo tipo:

“Insegnare ai dipendenti come scontornare una foto con Photoshop”, questo non è un obiettivo di apprendimento, è, semmai, un’articolazione di quest ulitmo e dobbiamo trattarlo nella fase successiva del modello ADDIE: la fase di Development; vero e proprio assemblaggio del corso: fase in cui l’ID dovrà continuamente domandarsi se tutti i materiali e le sequenze progettate funzionano per il pubblico in questione.

Nel nostro esempio, l’ID raccoglie i materiali e le indicazioni dell’esperto di Photoshop e imbastisce la sequenza. L’ID quindi indicherà che nella prima parte del corso l’istruttore userà delle dimostrazioni di Photoshop intervallate da alcuni esercizi pratici, e che alla fine del percorso ci sarà una simulazione cronometrata e parzialmente assistita.

Le ultime due fasi del modello ADDIE sono l’implementazione, che è la fase di formazione in aula o in ambiente virtuale (ovvero “il grosso” della formazione) e la valutazione (E, di evaluation), in cui si prova a rispondere alla domanda “la formazione nel suo insieme ha funzionato?”.

Per restare nel nostro esempio, nella fase di implementazione un istruttore Adobe (seguendo il programma dell’ID) farà 8 ore di lezioni frontali ai dipendenti. Nella fase di valutazione (che può essere anche ritardata rispetto alla fine esatta del corso) domanderò ai dipendenti se a distanza di tempo sono effettivamente in grado di occuparsi della gestione grafica dei materiali per i social. Sono in grado di cambiare colore ad un prodotto? Riescono a tagliare le foto e a pubblicarle in maniera facile senza che i colori si danneggino?

Ecco un riepilogo delle domande che un instructional designer deve domandarsi durante le fasi del modello ADDIE.

Fasi del modello ADDIE in azione

Nel prossimo articolo vedremo da vicino invece come opera l’instructional designer nel mondo dell’elearning, nel frattempo abbiamo realizzato un corso ad hoc per diventare instructional Designer. Se sei invece interessato agli strumenti che gli instructional designers utilizzano per assemblare i loro materiali dai un’occhiata ad Articulate StorylineAdobe Captivate, considerati veri e propri gold standard del settore.

 

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